YellowJug.com » Articoli in ITALIANO http://www.yellowjug.com Fri, 01 Feb 2013 09:12:12 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 Esercizi sui fogli di calcolo: Openoffice Calc ed Excel http://www.yellowjug.com/software/esercizi-sui-fogli-di-calcolo-openoffice-calc-ed-excel/ http://www.yellowjug.com/software/esercizi-sui-fogli-di-calcolo-openoffice-calc-ed-excel/#comments Mon, 21 Feb 2011 15:14:45 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=628

Tempo fa avevo confezionato una serie di esercizi progressivi sui fogli di calcolo (Openoffice Calc ed Excel) per la preparazione all’esame di informatica degli studenti dell’Università di Bergamo.

Ho deciso di metterli a disposizione di tutti coloro che desiderino migliorare le proprie conoscenze sui fogli di calcolo.

E’ possibile scaricare liberamente tali esercizi in versione Openoffice Calc oppure in versione Excel (esportata dall’originale in Openoffice): il file contiene tutti gli esercizi in ordine progressivo, comprensivi di suggerimenti, unitamente alle soluzioni finali in un foglio separato, che serviranno a verificare i propri risultati.

Il materiale qui distribuito è rilasciato attraverso una licenza Creative Commons By-Nc-Nd, e secondo tali criteri va utilizzato.

Di seguto una lista delle tematiche trattate:

  • operazioni aritmetiche elementari
  • somme e calcolo dei totali
  • calcolo della media e dei valori massimi e minimi
  • operatori di confronto
  • operazioni su celle ed aree contigue o non contigue
  • ordinamento dati e creazione di grafici
  • calcolo percentuali
  • calcolo percentuali e proporzionalità
  • funzioni, arrotondamenti decimali e grafici
  • gestione ed elaborazione dei dati
  • gestione bilancio
  • utilizzo riferimenti assoluti
  • moltiplicazioni, riferimenti relativi e assoluti
  • formule, proporzionalità, percentuali e riferimenti assoluti

Scarica gli esercizi:

Puoi scaricare Openoffice.org, suite d’ufficio libera e gratuita (comprendente foglio di calcolo, programma di videoscrittura, presentazioni etc…) all’indirizzo http://www.openoffice.org.


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Informatica Umanistica http://www.yellowjug.com/italiano/informatica-umanistica-libro-marco-lazzari-bianchi-cadei-chesi-maffei/ http://www.yellowjug.com/italiano/informatica-umanistica-libro-marco-lazzari-bianchi-cadei-chesi-maffei/#comments Mon, 11 Jan 2010 14:37:28 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=498 Informatica Umanistica è un manuale progettato e scritto per gli studenti degli insegnamenti di Informatica di base nei Corsi di Laurea di Facoltà Umanistiche, frutto di un lavoro di squadra supervisionato dal prof. Marco Lazzari dell’Università di Bergamo.

Informatica Umanistica - Copertina del libro di Marco Lazzari et al.Lungi dall’essere complessa e ridondante, quest’opera offre al lettore un chiaro e ben organizzato excursus che spazia dalle nozioni di base dell’informatica (sia teoriche che pratiche), alla loro applicazione nel campo delle Scienze Umane, attraversando nello specifico, in maniera chiara ed accessibile a tutti, una moltitudine di temi quali ipertesti, posta elettronica, servizi web, podcasting, e-learning, nozioni di linguistica, metadati, ricerche bibliografiche, e così via…

L’impaginazione, chiara e semplice, guida il lettore alla scoperta delle tematiche trattate, anche attraverso l’uso di riquadri a lato del testo che evidenziano le nozioni chiave. Il manuale è ricco di illustrazioni, schemi e “schermate” che offrono un ottimo supporto grafico alla comprensione dei concetti e rendono piacevole la lettura.

L’indice analitico complementare al volume costituisce, nella pratica, un utilissimo ed esauriente glossario informatico (da “algoritmo” a “Youtube”!) che può essere consultato in ogni momento.

Ma non finisce qui! Alla stregua di un ipertesto, Informatica Umanistica, non si conclude con l’ultima pagina, bensì si estende nella rete attraverso un apposito sito web che offre agli studenti tracce di approfondimento e test interattivi on-line, ai docenti, invece, un’area dedicata contenente lucidi di supporto e figure del libro da proiettare in aula!

Originariamente concepita per i soli studenti, quest’opera si rivela capace di soddisfare più “palati” (magari non quelli troppo tecnici). Un manuale consigliato vivamente a tutti dunque, e un indispensabile vademecum che non dovrebbe mancare nelle nostre librerie personali.

Marco Lazzari, Alessandra Bianchi, Mauro Cadei, Cristiano Chesi, Sonia Maffei, Informatica Umanistica, McGraw-Hill, 2010 [Scarica riferimento bibliografico in formato BibTex]

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Didattica con il podcasting http://www.yellowjug.com/italiano/didattica-podcasting-libro-alberto-pian/ http://www.yellowjug.com/italiano/didattica-podcasting-libro-alberto-pian/#comments Sun, 27 Dec 2009 15:05:43 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=440 Ricevo sovente e-mail da parte di docenti ed insegnati che, trovando in rete il mio software libero per la pubblicazione di podcast, mi contattano per ricevere ulteriori informazioni che spesso non si limitano all’utilizzo tecnico di tale programma, ma riguardano direttamente l’ambito didattico. Come posso realizzare un podcast per i miei studenti? Quale formato adottare per le mie lezioni in podcasting? Quali  sono gli strumenti necessari e le competenze tecniche di cui ho bisogno? etc…

Didattica con il podcasting di Alberto PianLe risposte a tutte queste domande (ed a molte altre ancora) sono contenute in un libro intitolato “Didattica con il podcasting”, edito da Laterza.

L’autore, Alberto Pian, è – nientepopodimenoche – uno dei “pionieri del podcasting” in Italia. Nel lontano settembre 2005 (quando ben poche persone nel nostro Paese avevano sentito nominare il podcasting), si era inventato RadioTony e produceva podcast insieme ai propri studenti  per permettere ad un compagno, gravemente malato e costretto a casa, di seguire comunque le lezioni.

Didattica con il podcasting” è a mio avviso il più completo ed aggiornato manuale attualmente presente in Italia sul tema del Podcasting legato alla didattica ed all’apprendimento a distanza.
Nel manuale, accanto a suggerimenti di carattere pratico quali registrazione e pubblicazione di un podcast, vi è un’esaustiva disamina del fenomeno, vi sono esempi ispirati alla radiofonia, risposte ai dubbi più frequenti, interessanti approfondimenti in merito alla progettazione di un podcast e spunti per i formati da adottare nelle proprie trasmissioni (sintesi, curiosità, guide, attività interdisciplinari, etc…).

Vivamente consigliato ad insegnati e docenti che desiderino utilizzare il podcasting come compendio alle proprie lezioni, come strumento didattico per offrire ai propri studenti nuovi materiali, o – meglio ancora -  per coinvolgerli direttamente nella produzione degli episodi, offrendo loro l’opportunità di partecipare attivamente al processo didattico e, perché no, d’imparare divertendosi!

Alberto Pian, Didattica con il podcasting, Laterza, 2009 [Scarica riferimento bibliografico in formato BibTex]

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Un esempio di software proprietario: Windows Media Player, la privacy e così via… http://www.yellowjug.com/italiano/un-esempio-di-software-proprietario-windows-media-player-la-privacy-e-cosi-via/ http://www.yellowjug.com/italiano/un-esempio-di-software-proprietario-windows-media-player-la-privacy-e-cosi-via/#comments Wed, 09 Sep 2009 14:39:21 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=377 Consideriamo, a titolo di esempio, Windows Media Player, un software proprietario molto utilizzato poiché incluso in tutte le versioni di Microsoft Windows.
Questo programma è un player che permette l’ascolto di web-radio, la riproduzione di CD, DVD, file audio o video e flussi multimediali diffusi in internet in modalità streaming.

Curiosando tra le opzioni si incontrerà una voce chiamata “Privacy”, contemplata all’interno del menu “Opzioni”; alcune scelte probabilmente sono già attive e preimpostate di default. Tra queste figurano voci che permettono di scaricare da internet informazioni in merito ai brani musicali che l’utente riproduce nel proprio computer. Questa funzione è senza dubbio utile, poiché permette, ad esempio, la ricerca in un database remoto dei titoli delle canzoni e dell’immagine contenente la copertina del Compact Disc, che verranno scaricati e mostrati nel programma.
Nella medesima finestra è possibile impostare altre disposizioni che riguardano la privacy dell’utente:

Le opzioni dedicate alla privacy in Windows Media Player
Le opzioni dedicate alla privacy in Windows Media Player

Selezionando la scritta che permette di ottenere ulteriori informazioni sul trattamento dei dati personali, si aprirà una pagina del sito web della Microsoft. Fin dalle prime righe è possibile constatare che:

“L’utilizzo di Windows Media Player non comporterà in alcun momento la richiesta di fornire “dati personali” (informazioni che consentono l’identificazione personale dell’utente, come nome, indirizzo e numero di telefono). Tuttavia, vi sono situazioni in cui informazioni che identificano in modo univoco il computer vengono trasmesse via Internet. Nelle sezioni riportate di seguito viene fornita una descrizione dettagliata di questi scenari.”

Proseguendo nella lettura del documento, viene spiegato che il programma è predisposto per l’invio di un “file di registro” ai server che forniscono flussi multimediali in streaming, con la possibilità di inoltrare questi dati ad ulteriori siti:

“Durante la riproduzione dei flussi multimediali, Windows Media Player invia un file di registro al server multimediale. In genere, i file di registro vengono utilizzati dai provider di contenuti per generare statistiche che contribuiscono al miglioramento della qualità del relativo servizio. Altri utilizzi includono il monitoraggio delle fatturazioni e degli annunci. Il provider di contenuti può fornire a Windows Media Player le istruzioni necessarie per inoltrare contemporaneamente il file di registro ad altri siti. [...] Il file di registro include i seguenti dettagli: tempo di connessione, indirizzo IP, versione del sistema operativo, versione del lettore multimediale, numero di identificazione del lettore (ID lettore), data, protocollo e così via.”

Infine, per quanto concerne l’interrogazione del database on-line in merito a titoli, copertine d’album e file multimediali si specifica:

WindowsMedia.com, un sito Web gestito da Microsoft, è strettamente integrato con Windows Media Player. La Guida multimediale e il Sintonizzatore radio sono pagine Web fornite da WindowsMedia.com. Tutti i servizi di dati, compresi i dati di DVD, CD audio, impostazioni radio predefinite e le informazioni contenute nel Centro informazioni sono forniti direttamente da WindowsMedia.com[...]


Quando si visita il sito WindowsMedia.com mediante Windows Media Player, è possibile che venga inviato a tale sito il nome del produttore OEM che ha prodotto il sistema. Ciò consente a WindowsMedia.com di personalizzare l’accesso con contenuto specifico del produttore OEM di interesse per l’utente. È possibile, ad esempio, che le pagine Web Guida multimediale, Sintonizzatore radio e Centro informazioni ospitate da WindowsMedia.com includano aggiornamenti o promozioni speciali progettati per il sistema in uso.


Analogamente alla maggior parte dei siti Web, WindowsMedia.com conserva un file di registro di tutte le richieste inviate insieme all’indirizzo IP del mittente.”

Dunque l’utilizzo di questo comune software per la riproduzione di elementi multimediali può comportare l’invio attraverso internet di svariate informazioni quali il proprio indirizzo IP, il produttore del computer che si sta utilizzando (al fine di ricevere pubblicità mirate), la musica e i film riprodotti, “e così via”…

Non è inverosimile supporre che la Microsoft sia in grado di compilare un database contenente le preferenze musicali e cinematografiche di milioni di utenti suddivisi per fasce d’età, sesso e area geografica, al fine di ottenere preziose statistiche che permettano di attuare nuove strategie di marketing. Ciò sarebbe potenzialmente possibile operando attraverso semplici controlli incrociati tra il file di registro conservato da WindowsMedia.com, gli aggiornamenti automatici di Windows (che richiedono l’installazione di un software per la verifica dell’autenticità del proprio sistema) e i dati di registrazione degli utenti.
In cosa consistono e come sono composti esattamente questi file di registro inviati a server remoti, a quali usi sono realmente destinate tali informazioni, ma soprattutto cosa s’intende con “e così via”? All’utente non è permesso saperlo con certezza, poiché Windows Media Player è un software proprietario, non libero e contenente tecnologie protette.
Non è mia intenzione proporre improbabili scenari orwelliani, tuttavia ritengo questo esempio utile ai fini della comprensione del concetto di “libertà” applicato al campo informatico e della “soggiogazione” a cui l’utente di software proprietario è sovente sottoposto, contrapposti alla trasparenza offerta dal software libero.

[Aggiornamento 9 settembre 2009: l'informativa sulla privacy dell'ultima versione di Windows Media Player, contiene ancora la dicitura "e così via".]

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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:

Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.

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Differenze tra software libero ed open source http://www.yellowjug.com/open-source/differenze-tra-software-libero-ed-open-source/ http://www.yellowjug.com/open-source/differenze-tra-software-libero-ed-open-source/#comments Thu, 02 Jul 2009 12:08:13 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=346 Nel gennaio 1998, la Netscape Communications Corporation decise di rendere pubblico il codice sorgente del proprio browser, Netscape Navigator. Tale scelta era maturata a causa della concorrenza sleale condotta dalla Microsoft Corporation, che, sfruttando il proprio monopolio nel mercato dei sistemi operativi, incluse il browser Internet Explorer come parte integrante di Windows, senza offrire all’utente la possibilità di disintallazione (tale operazione commerciale comportò una serie di azioni legali contro la Microsoft). Netscape Navigator per un certo periodo detenne l’80% del mercato dei programmi per la navigazione nel world wide web, ma non poteva competere con le politiche commerciali (e le risorse economiche) della Microsoft; venne deciso dunque di applicare un nuovo modello di sviluppo per questo software. Tale modello consisteva nella distribuzione pubblica dei sorgenti in maniera che potessero essere scaricati e modificati liberamente da sviluppatori di tutto il mondo; la comunità avrebbe ottenuto vantaggi pratici di accesso ad un codice già avanzato e la stessa Netscape avrebbe potuto trarre benefici attraverso l’integrazione delle nuove modifiche nelle successive versioni del proprio browser.
Tale risoluzione fu una scelta meditata da parte del consiglio direttivo della Netscape; un contributo fondamentale alla decisione definitiva fu apportato dalla lettura di un saggio scritto pochi mesi prima da Eric Steve Raymond, intitolato “The Cathedral and the Bazaar”. In quest’opera l’autore descrive un nuovo modello di sviluppo software adducendo esempi pratici e proponendo le metafore della “cattedrale”, composta da un gruppo esclusivo e isolato di sviluppatori, ed il “bazar”, luogo in cui il codice può essere liberamente modificato da chi ne abbia le capacità e gli utenti possono interagire direttamente con gli sviluppatori.
Il rilascio dei sorgenti di Netscape pose un interrogativo circa la possibile definizione di questo nuovo metodo di sviluppo. L’idea era certamente ispirata al concetto di software libero ma non si basava esattamente sui medesimi principi etici, sociali e politici; ci si riferiva piuttosto ai vantaggi pratici che si sarebbero potuti ottenere attraverso un ampliamento della comunità che ruotava attorno ad un programma, offrendo un tornaconto anche alle aziende che avrebbero adottato questa modalità di lavoro.
Nacque così il termine open source, che focalizzava l’attenzione sull’apertura del codice sorgente e non dava adito ad alcun dubbio intorno alla parola “free”, specialmente nel mondo aziendale, poco o per nulla interessato alle manifestazioni ideologiche della FSF, ma soprattutto intimorito dal termine che in molti casi era inteso erroneamente come gratuità e mancanza di valore sul mercato. L’open source condivideva molti obiettivi con il free software, ma si concentrava prevalentemente sul prodotto finale, il software, che attraverso questa innovativa metodologia di sviluppo sarebbe risultato flessibile, potente e soprattutto affidabile poiché “given enough eyeballs, all bugs are shallow”.
Nel febbraio del 1998 venne registrato il marchio “Open Source” al fine di tutelarlo da usi impropri e si avviò la Open Source Initiative (OSI), che elaborò la Open Source Definition, un documento contenente le linee guida che permettessero di certificare un software con il marchio “open source”.
È necessario che la licenza di un software soddisfi i seguenti requisiti perché questo possa essere definito “open source”:

  • il software può essere liberamente distribuito, venduto o regalato;
  • il codice sorgente deve essere distribuito con il programma oppure è necessario indicare il modo per ottenerlo (preferibilmente attraverso lo scaricamento gratuito da internet);
  • la distribuzione di modifiche o prodotti derivati deve essere permessa;
  • la licenza può impedire la diffusione di forme modificate del codice sorgente originale purché ne permetta la distribuzione accompagnata da patch;
  • la licenza non deve discriminare alcuna persona o gruppo di persone;
  • nessun ambito o campo d’applicazione, sia per fini didattici che commerciali, può essere vietato dalla licenza;
  • i diritti allegati ad un software devono essere applicabili a tutti coloro che lo riceveranno, senza la necessità di imporre licenze di terze parti;
  • i diritti del programma vengono mantenuti anche a seguito della sua distribuzione in un pacchetto più ampio;
  • la licenza allegata ad un software non deve applicare restrizioni ad altri software eventualmente distribuiti con esso;
  • la licenza deve essere neutrale rispetto a tecnologie specifiche; non è possibile vincolare al web, ad un particolare medium o interfaccia la sua accettazione.
Il marchio "OSI Certified"

Il marchio "OSI Certified"

L’Open Source Initiative approva ufficialmente diverse licenze che rispettano tali condizioni, contemplando anche la GPL e la LGPL della Free Software Foundation (si può affermare pertanto che ogni software libero è anche open source, ma non viceversa). Un software rilasciato secondo i termini di tali licenze può essere definito “OSI Certified”.
Nel sito della Free Software Foundation è riportata una chiarificazione delle differenze tra software libero e open source:

“While free software by any other name would give you the same freedom, it makes a big difference which name we use: different words convey different ideas.
In 1998, some of the people in the free software community began using the term “open source software” instead of “free software” to describe what they do. The term “open source” quickly became associated with a different approach, a different philosophy, different values, and even a different criterion for which licenses are acceptable. The Free Software movement and the Open Source movement are today separate movements with different views and goals, although we can and do work together on some practical projects.
The fundamental difference between the two movements is in their values, their ways of looking at the world. For the Open Source movement, the issue of whether software should be open source is a practical question, not an ethical one. As one person put it, “Open source is a development methodology; free software is a social movement.” For the Open Source movement, non-free software is a suboptimal solution. For the Free Software movement, non-free software is a social problem and free software is the solution.

Confrontiamo ora tali affermazioni con quanto dichiarato nel sito dalla Open Source Initiative:
“The Open Source Initiative is a marketing program for free software. It’s a pitch for “free software” because it works, not because it’s the only right thing to do. We’re selling freedom on its merits. We realise that many organisations adopt software for technical or financial reasons rather than for its freedom. Many users learn to appreciate freedom through their own experience, rather than by being told about it.”

Il movimento open source contempla una possibile convivenza tra software a sorgente aperta e software proprietario e si propone come “programma di marketing”, concentrandosi principalmente sui vantaggi pratici ottenibili attraverso la collaborazione di una comunità di utenti, che si scambia il codice e lo migliora; si tratta di un modello appetibile per le aziende, che in questo modo possono sviluppare software di alta qualità avvalendosi non solamente dei propri dipendenti.
I sostenitori del free software, al contrario, ritengono che il software dovrebbe essere unicamente libero e perseguono propositi più nobili, come la libertà di collaborazione e creazione di una comunità, al fine di migliorare la società e la qualità della vita.
Ciononostante i due gruppi condividono molte idee e collaborano rispetto ad obiettivi comuni. Nella pratica non vi è dunque una grande differenza tra open source e software libero e i termini spesso vengono confusi o utilizzati come sinonimi. Si potrebbe affermare che il software libero propone un approccio più “elevato” al tema, che trascende il mero campo dello sviluppo informatico, mentre l’open source consiste in una sorta di compromesso tra questi ideali e le esigenze pratiche di mercato.

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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:

Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.

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Software libero e licenza GPL http://www.yellowjug.com/software/software-libero-e-licenza-gpl/ http://www.yellowjug.com/software/software-libero-e-licenza-gpl/#comments Mon, 11 May 2009 11:06:53 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=330 Al fine di approfondire il concetto di “libertà” del software riportiamo una trascrizione del seminario tenuto da Stallman nel maggio 2005 all’università di Bologna, organizzato nell’ambito del master in “Tecnologia del Software Libero e Open Source”:

“Free software means software that respects user’s freedom. It does not mean zero price software, in fact it’s not directly about money at all, it’s about freedom, so think of free speech, not free beer [...] The software that’s available to the public, but not free software, is called proprietary software or non-free software or user subjugating software, because it keeps the users divided and helpless; divided because each one is forbidden to share, and helpless because the users don’t have the source code so they can’t change the software, they can’t even verify what it does. Free software develops in a kind of democratic society under the control of its users, proprietary software gives the developer power over the user [...] its distribution system is a system for subjugating people, for exercising power over people; and that makes it fundamentally unethical.”

Stallman attraverso la ricorrente esortazione ad intendere il termine free come “libertà di parola” piuttosto che “birra gratis”, chiarisce la valenza semantica di questo vocabolo che, nella lingua inglese, potrebbe dare adito ad incomprensioni; la libertà nel software non ne implica la gratuità (anche se nella maggior parte dei casi il software libero è pure gratuito).
Egli definisce quattro libertà che devono essere rispettate perché un software possa essere considerato “libero”:

“To understand free software you need to understand what the freedoms are: the definition of free software is that the user has four specific freedoms, freedoms that every user of software always should have. Freedom zero is the freedom to run the program as you wish, freedom one is the freedom to help yourself, in other words the freedom to study the source code of the program and then change it to do what you wish. Freedom two is the freedom to help your neighbor; that’s the freedom to make copies and distribute to others, and freedom three is the freedom to help your community, that’s the freedom to publish modified versions so others can get the benefit of your contribution. These four freedom are all essential; in order to be free software the program must give you all of these freedoms.”

Stallman nel 1989 sintetizzò queste libertà in una licenza, la GNU General Public License (GPL). Il software tutelato da tale licenza può essere liberamente utilizzato, modificato, copiato e distribuito; inoltre chi rilascia software secondo questi termini deve distribuirne il codice sorgente. Infine chiunque apporti aggiunte o miglioramenti a programmi rilasciati mediante GPL è vincolato a rendere libere le proprie modifiche.
La General Public License è scritta con un linguaggio giuridico e possiede una valenza legale, poiché registrata dalla Free Software Foundation, che ne detiene il copyright:

“Preamble
The licenses for most software are designed to take away your freedom to share and change it. By contrast, the GNU General Public License is intended to guarantee your freedom to share and change free software–to make sure the software is free for all its users. [...] Our General Public Licenses are designed to make sure that you have the freedom to distribute copies of free software (and charge for this service if you wish), that you receive source code or can get it if you want it, that you can change the software or use pieces of it in new free programs; and that you know you can do these things.
To protect your rights, we need to make restrictions that forbid anyone to deny you these rights or to ask you to surrender the rights. These restrictions translate to certain responsibilities for you if you distribute copies of the software, or if you modify it. For example, if you distribute copies of such a program, whether gratis or for a fee, you must give the recipients all the rights that you have. You must make sure that they, too, receive or can get the source code. And you must show them these terms so they know their rights.[...]”

L’autore di un software ne detiene la paternità intellettuale, ed è un suo diritto optare per la tutela del proprio lavoro attraverso una licenza che permetta di riprodurlo, utilizzarlo e ridistribuirlo, vincolando chiunque lo modifichi a fare lo stesso.
L’idea geniale che sta alla base della GPL (e di altre licenze promosse dalla FSF) consiste proprio nello sfruttamento della stessa legge sul copyright per istituzionalizzare legalmente il copyleft.

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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:

Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.

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Cultura Libera http://www.yellowjug.com/italiano/cultura-libera/ http://www.yellowjug.com/italiano/cultura-libera/#comments Fri, 10 Apr 2009 09:49:45 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=323 Cultura Libera - Copertina

Cultura Libera - Copertina

Cultura libera, un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale, è un libro di Lawrence Lessig, edito in Italia da Apogeo.

Cito la quarta di copertina:
“Cultura libera non è un libro sulla legge o sulla tecnologia, le aree di competenza dell’autore. E’ un libro sul potere.
Specificamente, parla del modo in cui il potere finanziario e politico è usato dalle grandi aziende per conservare lo status quo e favorire i propri interessi commerciali. Il che può andare a svantaggio di qualcosa di più prezioso dal punto di vita sociale: una perdita di creatività che non si può misurare

- The Economist”.

Il libro è rilasciato attraverso una licenza Creative Commons e può essere anche letto online direttamente sul sito dell’editore.

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La nascita del Software Libero http://www.yellowjug.com/open-source/la-nascita-del-software-libero/ http://www.yellowjug.com/open-source/la-nascita-del-software-libero/#comments Sun, 29 Mar 2009 11:44:16 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=305 Fino agli anni ’70 il software veniva visto come una componente naturale di un computer, che permettesse di dare uno “scopo” all’hardware che si acquistava con grande dispendio pecuniario. I programmatori, che spesso lavoravano in ambito accademico, si scambiavano codici liberamente. Fu solamente intorno agli anni ’80 che il software incominciò ad essere considerato come valore aggiunto divenendo proprietario, ossia acquistabile separatamente dall’elaboratore, distribuito già precompilato senza i sorgenti e protetto da licenze con valenza legale che ne vietavano la copia e distribuzione non autorizzata.

Richard Stallman: fondatore del progetto GNU e dell'etica del software libero

Richard Stallman: fondatore del progetto GNU e dell'etica del software libero

Richard Stallman, laureatosi in fisica ad Harvard nel 1974, in quegli anni era un programmatore di talento e lavorava nell’ambito dello sviluppo di sistemi operativi presso il laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, dove sperimentò direttamente tali cambiamenti nella distribuzione del software e fu tra i primi a comprendere con grande perspicacia le implicazioni economiche e culturali che essi avrebbero comportato. Decise perciò di intraprendere attivamente un nuovo progetto mirato alla creazione di un sistema operativo chiamato GNU che fosse compatibile con Unix (il sistema più diffuso all’epoca) ma completamente libero. Nel settembre del 1983 annunciò questa intenzione con un manifesto, nel 1984 si dimise dall’impiego al MIT per dedicarsi completamente alla sua idea e l’anno seguente fondò la Free Software Foundation (FSF), un’organizzazione non-profit dedicata al supporto del progetto GNU e del “free software movement”, che gettò le basi per una corrente di pensiero tutt’oggi molto attiva, non meramente riferita al campo informatico, bensì legata soprattutto a principi etici, sociali e politici.

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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:

Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.

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Realtà aumentata – “Gli animali del futuro” http://www.yellowjug.com/software/realta-aumentata-gli-animali-del-futuro/ http://www.yellowjug.com/software/realta-aumentata-gli-animali-del-futuro/#comments Tue, 24 Mar 2009 09:47:13 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=275 Una simulazione dell'attrazione "Les Animaux du Futur"

"Les Animaux du Futur"

Futuroscope è un parco divertimenti che si trova a Poitiers in Francia, a circa 90 minuti da Parigi. Fin dalla sua apertura nel 1987 questo parco si è costantemente rinnovato adottando le più recenti tecnologie per le proprie attrazioni. Attualmente ospita 20 padiglioni dove è possibile attraversare la via lattea, scoprire i misteri del Nilo, danzare attraverso delle braccia meccaniche…

Nell’aprile 2008 il parco ha inaugurato una nuova attrazione chiamata Les Animaux du Futur (gli animali del futuro), si basa sul documentario “The future is wild”, una co-produzione canadese e tedesca trasmessa in tre episodi da Discovery Channel dove alcuni scienziati immaginano nuove specie di animali in un futuro dove la razza umana sarà estinta. Nonostante questa attrazione sia pensata principalmente per i più piccoli (vi è pure un progetto educativo alla base), anche gli adulti possono senz’altro divertirsi ;-)

Questa attrazione utilizza largamente la tecnologia dell’augmented reality (realtà aumentata) e consiste in un dark ride (ovvero un percorso al buio, come ad esempio i tunnel dell’orrore nei luna park). I visitatori salgono su un veicolo che si trova su una piattaforma mobile e viaggiano attraverso quattro zone (un freddo e secco deserto, la valle paludosa, l’oceano e la foresta pluviale); utilizzando una sorta di binocolo ed uno speciale braccialetto, essi possono vedere all’interno del paesaggio gli animali del futuro, animati in 3D, e possono interagire con loro (toccandoli, offrendo loro cibo, etc…).

La realtà aumentata permette di sovrapporre all’ambiente reale una realtà fittizia e virtuale. A differenza della realtà virtuale, dove si ha un’immersione totale, la realtà aumentata permette di rimanere connessi al “mondo reale” e mantenere un contatto con l’ambiente circostante.

L’augmented reality può essere sperimentata anche attraverso periferiche comuni e diffuse: è sufficiente avere un computer e una webcam (alcune grandi aziende hanno già sperimentato nuove forme di advertising attraverso queste tecnologie).

Il sito ufficiale dell’attrazione Les Animaux du Futur offre due software gratuiti che permettono di provare la tecnologia della realtà aumentata: è sufficiente scaricarli (nel sito sono indicati come Expérience 2008 e 2009) ed installarli nel proprio computer.

Realtà aumentata

Una piovra in testa con la "realtà aumentata"!

Il primo software richiede la stampa di 4 figurine che, mostrate alla webcam, faranno apparire nello schermo i modelli 3D degli animali che potremo osservare da ogni angolazione (utilizzando due figurine contemporaneamente i due animali interagiranno tra loro). Il secondo software, ovvero la versione 2009, utilizza invece una tecnologia di riconoscimento facciale e permette di “incollare” una futuristica piovra sulla nostra testa, muovendoci e avvicinandoci allo schermo, potremo vederla da prospettive differenti… attenzione a non fare movimenti bruschi però, l’animale si spaventa e sparisce!

Da provare dunque…

I due succitati software sono purtroppo disponibili solo per Windows, tuttavia fanno largo uso di librerie ed engine open source rilasciati sotto licenza GNU/GPL, come Ogre (per gestire i modelli 3D), ARToolKit (per il tracking) e DSVideoLib (grabbing del video).

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Cos’è il codice sorgente di un software? http://www.yellowjug.com/open-source/cosa-sono-software-e-codice-sorgente/ http://www.yellowjug.com/open-source/cosa-sono-software-e-codice-sorgente/#comments Thu, 26 Feb 2009 08:44:50 +0000 Alberto Betella http://www.yellowjug.com/?p=249 Software e Codice Sorgente

Un software consiste in una serie di istruzioni scritte da un essere umano che permettono all’elaboratore di eseguire determinati compiti. Queste istruzioni normalmente vengono redatte utilizzando un linguaggio di programmazione, caratterizzato da precise regole sintattiche e formali che il programmatore dovrà applicare in fase di sviluppo.
Perché questo linguaggio scritto in un codice intelligibile possa essere eseguito da un elaboratore, è necessario che venga compilato od interpretato da un altro software che converta i comandi del programmatore in linguaggio macchina.
La maggior parte dei software che gira sui nostri computer ha subito un processo di compilazione. Tale operazione, operata mediante un compilatore, produce un codice eseguibile dalla macchina, che ha il vantaggio di essere creato secondo i parametri dell’architettura hardware dell’elaboratore in cui verrà eseguito e pertanto permette di offrire eccellenti prestazioni in termini di velocità e ottimizzazione delle risorse.
Il processo di compilazione di un software si svolge secondo il seguente schema:

Schema del processo di complilazione di un programma

Il codice sorgente scritto dal programmatore viene tradotto dal compilatore in linguaggio macchina, rendendo il programma eseguibile dall’elaboratore. Il processo di compilazione è univoco; è necessario possedere il codice sorgente se si desidera apportare modifiche o correzioni ad un software già compilato.
Un software può essere molto semplice e formato da poche righe di codice, oppure estremamente complesso, come, ad esempio, un sistema operativo.
Riportiamo di seguito il codice sorgente di un banale programma scritto in linguaggio C che, avviato, mostra sullo schermo la scritta “Hello, world”:

#include <stdio.h>
main()
{
printf( "Hello, world" );
}

Il file eseguibile risultato dalla compilazione di questo programma perde la struttura logica e formale esplicitata dal programmatore e si converte in alfabeto binario, composto da una lunghissima serie di 0 e 1, che costituisce la lingua madre dei microprocessori.
Evidentemente il processo di compilazione è irreversibile, rendendo impossibile la decifrazione dei comandi originali scritti dal programmatore; se non si dispone della sorgente di un software pertanto, è possibile solamente utilizzare il programma, ma non studiarne il funzionamento e apportare eventuali modifiche o miglioramenti (esistono tuttavia delle complicate tecniche di reverse engineering, spesso illegali poiché violano brevetti, che permettono di studiare il funzionamento interno di un software – ma non di ottenere il codice sorgente).

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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:

Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.

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